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Mostra opere pittoriche di Lorenzo Viola
Da Domenica 19 Novembre a Domenica 07 Gennaio
Centro Civico

mostra del pittore di Castelfranco Veneto

L O R E N Z O  V I O L A

"ARCHETIPI UMANI"

CENTRO CIVICO E BIBLIOTECA SOSPIROLO (BL)

19 novembre 2017 – 7 gennaio 2018

Domenica 19 novembre, ore 12 Presentazione di Gianluigi Secco

Incontro con l’artista: Domenica 7 gennaio 2018, ore 15 Quattro chiacchere su cibo, pittura e cultura popolari

ORARI:  martedì giovedì, 14.30-18.30 - mercoledì venerdì sabato 9.30-12.00

info e prenotazioni biblioteca@comune.sospirolo.bl.it

  • Negli orari di apertura della mostra, al Centro civico, verranno proiettate
  • a ciclo continuo numerose videoregistrazioni di ricette della tradizione
  • culinaria bellunese e veneta con tutti i trucchi di realizzazione per tutti
  • gli appassionati di gastronomia locale e non solo.

Segreteria Organizzativa

Galleria Barbara Viola Arte Antiquariato via Roma, 14

31033 Castelfranco Veneto (TV) tel/fax 0423 - 497244 / 335 - 6870350

violabarbara62@gmail.com  violalorenzo.com

 

Lorenzo Viola nasce a Castelfranco Veneto nel 1938. Pittore, incisore, illustratore, ceramista, fotografo e scenografo. La sua formazione si compie mediante assidue permanenze nei musei e la passione bibliografica per la storia dell’arte.

I viaggi, in Europa e Africa, e la permanenza a Parigi alimentano interessi di approfondimento di studio e conoscenza internazionale.

Dal 1953 si delinea il suo interesse per le sperimentazioni artistiche che recuperano, mediante ricerche sistematiche, le culture fragili che rischiano di scomparire: il paesaggio, l’architettura e le ville venete minori, Venezia, la religiosità, aspetti d’oriente, l’uomo, le tradizioni, i mestieri, il cibo, lo sport, la civiltà del mare e il mondo fluviale, la flora. Una sezione specifica delle sue ricerche è stata dedicata alle immagini e alla cultura contadine, di cui diverrà uno tra i più importanti cantori.

Una biografia e bibliografia complete si trovano nell’Archivio Storico della Biennale di Venezia e nei volumi La pittura nel Veneto. Il Novecento, Electa, Milano, 2006 e La pittura nel Veneto. Il Novecento. Dizionario biografico, Electa, Milano, 2009.

 

 

 

 

iniziativa promossa dalla Pro Loco Monti del Sole in collaborazione con la Biblioteca civica di Sospirolo

 
 

 

ARCHETIPI UMANI

Conosco Viola da tempo; all’uomo e alla sua pittura mi accomunano, da anni, tratti di vita e quando le occasioni di incontrarci scadono, abbiamo imparato ad inventare nuovi pretesti per rincuorarci: una nuova mostra di sue opere, un libro da illustrare, un Amico da accompagnare, ma qua sta il bello. Può anche sembrare strano che Lorenzo abbia scelto di aprire questa testimonianza col contributo di un ‘critico’ tanto atipico ma nel darmi questo segno di stima, credo voglia che io motivi la lunga, fedele, inespressa condivisione d’entusiasmi. Penso si tratti, in fondo, di una questione di complementi.

Lorenzo sa esprimere nella pittura anche il mio modo di sentire e in questa identità mi trovo appagato e quindi grato del dono amicale. Si può essere cantastorie o ‘contastorie’ in modi diversi, più o meno consapevoli di far transitare, assieme alla propria piccola personale esperienza, ciò che di vivo abbiamo colto e che ci ha fatto, e fa, gioire, temere, amare e sempre cercare nuovi incontri. Le opere, che sono il residuo di ogni specifica combustione di idee, sono ricordi speciali dato che la capacità dell’artista consente loro la straordinaria possibilità di farsi movente, in chi vede, tocca, ascolta o gusta. Sono scintille che compiono percorsi inversi e fanno deflagrare in ciascuno proprie esperienze inespresse, che allora si compiono e diventano, a loro volta, emozioni e nuovi ricordi: l’arte come una pila atomica, come un sole infinibile.

Ciò che Viola dipinge è posseduto e reso; è una storia che ti sta dentro e che riscopri ripassando lo sguardo più volte ora sul tutto, ora sui particolari, che spuntano vivi dei loro colori e che improvvisamente, a volte dolcemente, ti riportano alla mente odori, sensazioni, perfino sapori accantonati in qualche angolino del tuo vissuto. A pensarci, si fa persino fatica a comprendere come quella materia pittorica stesa sul piano, distratta da una ricerca affannosa di prospettiva, in realtà ti induca a sentire perfettamente i volumi. È come se le dimensioni, anziché per percezione visiva, arrivino per sottili echi interni, per rimbalzi di memorie proprie o raccontate.

Perché Lorenzo, pur dipingendo oggetti, muri, terre, piante, cieli, mari, volti o persone, rappresenta le loro storie, la loro ‘verità’ sublimata. Una curiosità entusiasmante, disarmante nello stupore poetico, lo portano ad indagare le cose che diventano i soggetti del suo dipingere solo quando entrati in confidenza. Non a caso, tra le sue passioni da sempre, sono gli arnesi quotidiani, le cose d’antiquariato di pregio o semplicemente popolari, assolutamente intese con pari dignità. Si potrebbe dire, semmai, che gli oggetti ‘poveri’, quegli attrezzi che da noi si chiamano ‘arte’, proprio perché naturalmente essenziali ma ‘indispensabili’, sono in cima alla scala della sua attenzione, giacché appartiene loro il fascino della potenza d’archetipi. Nello stesso modo tuttavia si avvicina al paesaggio, non importa se urbano o naturale. In entrambi i casi l’esito esalta un vissuto che evidenzia la sensibilità culturale dell’artista. Non basta avere per dare, non basta voler offrire; occorre possedere intimamente fino al punto che il donare diventa puro gesto formale che non priva chi dà e invece arricchisce chi riceve. Questa coscienza-conoscenza traspare da ogni segno e utilizza gli strumenti di comunicazione come in un canto popolare. Il disegno è il testo poetico e i colori sono la musica.

Con segni articolati e modulati su spartiti musicali originali, carte antiche di scritture manoscritte, cartoni di recupero e tavole di legno, che comunicano vitalità dell’esistenza, Lorenzo elabora studi di nature fragili, erbe e fiori, estrapolando, dalla loro semplice preziosità, simboli mistici di universi sconosciuti e misteriosi.

L’equilibrio è il segreto del passaggio artistico e il messaggio arriva perché è sempre rispettato. Si tratti di oreficerie antiche, reliquie o i tesori di San Marco, Samurai, spaventapasseri, appendiabiti, vecchi secchiai o usate cucine ‘economiche’, come di case e chiese, di viste su campagne, montagne o marine, visi o persone, il modo di affrontare e di ‘mettere in opera’ quel mondo è sempre il medesimo: dove è esaltante la poesia pochi sono segni e colori; dove l’idea sia di musica ecco l’esplosione cromatica ma a tratti e toni pieni, vivi; colori portati come segni, con poche voci decise e precise, con poco uso di sfumature quasi potessero togliere forza alla poesia che deve sempre arrivare.

La poesia è l’oggetto, l’armonia il mezzo; i soggetti apparentemente ripetitivi di Viola alla fine coinvolgono perché li scopri tutti differenti e in ciascuno riesci a individuare la diversità: gli scoppi come i ricordi sono davvero irripetibili. Nulla di quanto filtrato dalla reinvenzione dell’Artista appare più banale e tra gli esempi di questa capacità di cogliere quanto ai normali occhi non appare sono gli ambienti rustici familiari, vivi più che mai di una attenzione che scandisce gli attimi della percezione; non solo delle grandi tavolate apparecchiate, dei cesti dell’abbondanza trionfanti di verdure e frutta ma della serie dei pesci e degli animali da cortile già sacrificati, impalati sulla tela ma già vivi nel desiderio di chi li godrà alla festa. Le cose umili dipinte da Viola sembrano rivendicare in tutto la loro potenzialità ‘artistica’: la civetteria alle credenze, la caparbietà alle stufe, la pazienza agli scolapiatti, la disponibilità alle pentole, l’umiltà alle scope, la pazienza agli appendiabiti, la segretezza agli armadi, la fedeltà ai letti e così via. Questo mio gioco personale è soprattutto un invito a coloro che si avvicinano alle tele di Viola a cimentarsi nel medesimo passatempo. Altro non occorre, perché l’Arte parla da sé.

Gianluigi Secco

  • Sospirolo, 1 novembre 2017


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