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Certosa di Vedana

Veduta Aerea della CertosaVedana e la sua Certosa sono un angolo misterioso, ritagliato nel cuore delle Masiere. Là, tra ammassi di pietre, come da mare tempestoso, sorgono la Certosa di Vedana e la chiesa di San Gottardo. Una storia dalle tinte ora forti, ora soffuse, ne ha visto la nascita, la vita, il declino.
E' così che si racconta del terremoto che il 7 gennaio 1114 provocò una rovinosa frana del monte Peron, seppellendo Cornia e Cordova. Si abbattè così, secondo la leggenda, il castigo divino sui peccati di quelle genti.
Vi doveva essere allora, verso il mille, lungo il canale d'Agordo, un andirvieni di viandanti, in gran parte commercianti, che dal Tirolo raggiungevano la laguna. Presso gli ospizi di San Bartolomeo ad Agre, di San Giacomo a Candaten e di San Marco a Vedana, trovavano assistenza ed ospitalità nel lungo cammino.
Quello di Vedana fu, con ogni probabilità, quello più importante comprendendo anche quello di San Gottardo nei cui fabbricati pare si desse asilo alle sole donne.
Dal XIII sec. gli ospizi di Agre e Candaten furono incorporati in quello di Vedana e successivamente i beni furono affidati ai monaci dell'ordine di San Brunone. Sotto la loro guida la Certosa, oltre ad essere un centro spirituale di notevole importanza, divenne modello di organizzazione. Al fervore di una intensa vita religiosa, si affiancò una proficua attività agricola.
Tra alterne vicende la proprietà passò di mano in mano, spartita tra le famiglie patrizie. Fu così che il complesso venne affidato alla famiglia Segato; e a Vedana nacque nel 1792 Gerolamo Segato "Momi", insigne scienziato al cui nome fu legata un'intensa attività di ricerca scientifica, di sperimentazione e di studio nei più svariati campi del sapere.
Dal 1882 i Certosini ripresero possesso della Certosa, distinguendosi, specialmente agli inizi del secolo, per l'opera a favore dei più bisognosi.
Anche nel dopoguerra molti poveri sostavano a mezzogiorno fuori le mura del convento in attesa di ricevere un piatto di minestra. I frati, poi, mettevano a disposizione una carrozza per il trasporto degli ammalati e dei morti.Dentro le mura la vita pullulava di attività. Tra il convento e l'esterno vi era uno scambio continuo di prodotti e di conoscenze; furono i monaci i primi a dotarsi di un'incubatrice per la nascita dei pulcini. Ben diciassette specie di uva crescevano entro il convento e un numero cospicuo di mucche, fino a venti, veniva allevato assieme ad una grande quantità e varietà di animali da cortile. Dieci lavoratori erano poi occupati nel disbrigo delle faccende agricole.
La proverbiale saggezza dei frati sollecitava molti a rivolgersi a loro nei momenti di difficoltà per riceverne un consiglio.
Veduta frontale della CertosaLe presenze di frate Tarcisio, padre olandese recentemente scomparso, di frate Giovanni, di frate Alessandro sono ancora nel cuore di molti sospirolesi.
La partecipazione alla messa dei frati, celebrata nella cappella attigua al convento, fu cospicua fino al '77, anno in cui il capitolo generale dell'ordine decise il trasferimento dei monaci.
Da allora la Certosa venne affidata a monache di San Brunone.
Il precario stato della
struttura architettonica della Certosa venne più volte denunciato e ribadito, nell'intento di convogliare gli sforzi per il suo recupero. Con questo intento venne pubblicato, nel 1985, a cura della Pro Loco, un libro sulla storia della Certosa. L'iniziativa riscosse un notevole successo tanto che per la crescente richiesta si è ricorsi nel 1993 alla ristampa dell'opera, arricchendola di nuovi contributi culturali.
Trasferite le religiose (in un nuovo monastero costruito a Dego nell'entroterra di Savona) che per quindici anni la occuparono, dopo l'esecuzione di importanti lavori di restauro e di adeguamento delle strutture alle nuove esigenze di vita, la Certosa di Vedana ospita tuttora una comunità certosina di monache provenienti da Pinerolo.


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